Aspetti dello sviluppo affettivo: infanzia e adolescenza

UNA POSSIBILE DEFINIZIONE DI  PERSONA SECONDO LA PSICOSINTESI

Attraverso la mappa dell’ovoide della psicosintesi possiamo rappresentare una persona come una totalità corpo-mente-emozione-spirito.

Una parte in relazione col tutto

Parlando di sviluppo affettivo trattiamo distintamente, per comodità di esposizione, un aspetto della nostra totalità che è in relazione con gli altri:

Emozioni / sentimenti

L’emozione è l’esperienza che produce affetti, presenta modificazioni fisiologiche in risposta a determinati stimoli, è dotata di correlati cognitivi ed ha risvolti sul piano del comportamento.  Con il termine sentimenti (derivato dal latino sentire, percepire con i sensi) si intende una condizione affettiva che dura più a lungo delle emozioni e che ha una minore incisività delle passioni.

Le capacità di elaborare e differenziare le emozioni sono determinate dalla relazione di interdipendenza che lo sviluppo affettivo ha con lo sviluppo cognitivo. Entrambe le linee di sviluppo seguono degli stadi evolutivi legati all’età.

Costruzione sociale delle emozioni

Le emozioni sono anche il frutto di una costruzione sociale. La madre inizialmente si pone come referente sociale per il bambino. Perfino le classiche paure irrazionali dell’infanzia (paura del buio, degli estranei, del vuoto), paure considerate parte del patrimonio genetico e quindi che potrebbero essere indipendenti dalle esperienze sociali, in realtà sono regolate da come il piccolo interpreta le reazioni dell’adulto a quegli stessi eventi.

L’espressione delle emozioni non ha solo la funzione di comunicare uno stato interno e preparare l’organismo all’azione, ma contribuisce anche al processo di negoziazione tra gli individui che avviene sempre all’interno dell’interazione sociale. Non basta considerarla come una interazione tra componenti affettive e componenti cognitive all’interno di un singolo individuo. Bensì, le emozioni e la loro regolazione sono l’esito di un’interazione tra componenti emotive e componenti cognitive che riguardano due o più individui in una relazione.

L’espressione delle emozioni nel bambino si trasforma via via da semplice sistema di natura riflessa in segnale emesso intenzionalmente allo scopo di comunicare, fino ad essere usato per negoziare posizioni, attenzione anche in relazione ad adulti diversi.

Sviluppo dell’ attaccamento.

0-2 mesi si presentano pianto, sorriso, l’aggrapparsi senza  discriminazione tra persone diverse e senza intenzione, nonostante che il genitore attribuisca un significato piuttosto che un altro.

2-6/8 mesi produzione di segnali verso una più persone, solitamente la madre. Non c’è “ansia da separazione” ma ansia determinata dall’essere lasciato solo.

6/8-13 mesi il piccolo ha un contatto preferenziale con la madre o altre figure che la sostituiscono (padre, nonni). Permanenza oggetto. Segue carponi la figura di attaccamento, piange se si allontana(“protesta” alla separazione e “l’ansia da separazione”). In questo periodo il bimbo si avventura nell’esplorazione dell’ambiente utilizzando la madre come base sicura. Compare la paura dell’estraneo. Strutturazione del legame di attaccamento vero e proprio.

18 mesi in poi inizio del rapporto reciproco che ha come scopo darsi conforto e mantenere la vicinanza. Ora anche il piccolo è in grado di adattarsi alle necessità della madre,es. si mostra disponibile ad aspettare il suo ritorno. Il bambino è in grado di rappresentarsi mentalmente gli eventi (aspetto cognitivo).

 Formazione dei modelli operativi interni: rappresentazioni mentali di se stesso e della figura d’attaccamento che riflettono la storia della sua relazione con la figura d’attaccamento stessa.

Stili di attaccamento

 Stile sicuro (genitore: emotivamente accogliente, costante e coerente). Stile adolescente/adulto : autonomo

Stile evitante (genitore: emotivamente freddo, rifiutante, scoraggia il contatto fisico). Stile adolescente/adulto: distanziante

Stile ambivalente (genitore: emotivamente inadeguato, imprevedibile, incostante). Stile adolescente/adulto: preoccupato

Stile disorganizzato (genitore: maltrattante, abusante o con traumi irrisolti che spaventa). Stile adolescente/adulto: disorganizzato

 Adolescenza

Periodo che va dai 10-12 anni (pubertà) all’età in cui il giovane si distacca dalla famiglia e si avvia al mondo del lavoro.

L’inizio dell’adolescenza, la pubertà, si caratterizza per il conseguimento della capacità di procreare e lo sviluppo dei caratteri esteriori legati al sesso. (aspetti biologici).

La fine dell’adolescenza è caratterizzata più da criteri di ordine sociale.

Il rapporto genitore figlio entra in una particolare fase di sviluppo: si fanno evidenti le differenze generazionali.

Genitori e figli cominciano a sentirsi come appartenenti a due distinte generazioni. Il genitore entra nella fase dell’età adulta di mezzo (40-50 anni), non è più il giovane genitore che ancora si sente parte della nuova generazione. La crescita dei figli lo sospinge verso la generazione passata.

Ciò permette di comprendere come l’adolescenza segni anche una fase di sviluppo dell’intera famiglia oltre che dell’adolescente. L’esito dipenderà da come la famiglia affronterà questa impresa. Tale impresa è legata a due processi tra loro intersecati: l’individuazione (superamento dipendenza psicologica dai genitori) e la differenziazione (valori, principi, stili culturali).

Affrontare la differenziazione

Modelli familiari:

P-M A (distinzione generazioni)

P-A M (alleanza padre, figlio e madre periferica)

M-A P (alleanza madre, figlio e padre periferico)

P-A-M (invischiamento generazioni)

La conquista dell’identità è il principale compito evolutivo dell’adolescente. L’identità costituisce l’unica possibile risposta dell’adolescente al problema della sua individuazione. L’adolescente non può affrontare la separazione dalla famiglia se non conquistandosi una propria identità.

L’identità ripropone gli interrogativi sull’essere maschi o femmine, ma ad un livello più complesso, perché questa volta la sfera sessuale è investita come desiderio cosciente, si può dire che il dilemma dell’identità investe tutta la persona. L’adolescente prima di giungere ad un identità definita può attraversare, più o meno consapevolmente, per  diverse modalità incongruenti (J. Marcia):

Preclusione dell’identità (adeguamento aspettative genitoriali)

Preclusione mascherata:identità negativa (andare contro aspettative genitoriali)

Identità diffusa (assenza di ricerca di una vera identità)

Moratoria (sperimentazione di diverse identità senza sceglierne nessuna, in attesa di quella giusta).

Il raggiungimento dell’acquisizione dell’identità può passare attraverso la preclusione, la diffusione e poi una moratoria per giungere alla conquista dell’identità vera e propria.

Nel processo di conquista della propria identità gioca un ruolo fondamentale la prima esperienza affettiva, il primo amore. Infatti rappresenta il primo ancoraggio emotivo importante al di fuori della famiglia. Ciò aiuta a compiere un passo importante verso la definizione di una propria filosofia e morale personali.

 In questo periodo, spesso non collegata alla prima avventura sentimentale, arriva la prima esperienza sessuale. L’adolescente, essendo più maturo per quanto riguarda il corpo che per quanto riguarda l’aspetto psicologico, ha il primo rapporto senza sapere bene cosa sia successo esattamente e che senso dare a quanto fatto.

Vissuti prevalenti:

    – episodio scontato e banale

tenerezza, dolcezza o estasi

sgradevolezza o angoscia

distacco (difesa contro sentimenti forti)

felice per la conquista e senso di colpa

 Il genitore o l’ adulto che vuole aiutare l’adolescente a comprendere l’esperienza: non può impedire (frustrazioni sessuali portano ad impulsi distruttivi) ; non può incoraggiare (non si sa cosa c’è nell’animo dell’adolescente); non può lavarsene le mani (l’adolescente si sentirebbe abbandonato, estromesso dal mondo degli adulti, di non meritare interesse) ma può

  – ascoltare e comprendere

raccontare esperienze della sua vita

– evitare condanne morali o forme di di sprezzo

– evitare di giudicare

 Segnali di malessere

Perdita della caratteristica mutevolezza tipica di questa età, sintomi non transitori: i rituali legati al corpo, all’abbigliamento, al cibo acquisiscono carattere di rigidità che interferisce con la vita quotidiana e con relazione con gli altri. Tono dell’umore invariabile, costante che non si alterna ad esplosioni di entusiasmo e di euforia tipici di questa età. Ragazzi troppo bravi e compiacenti, possibilità di:    –  compiacimento aspettative altrui e rinuncia a se stessi. Rischio: costruzione della personalità su un “falso sé”. Tutti i segnali che rappresentano un punto di rottura nello sviluppo affettivo e sociale:

– mancanza di amici

– scarso interesse per relazioni affettive e     sessuali

– tendenza ad isolarsi

– improvviso ed immotivato disinteresse per lo studio (precedenti successi scolastici)

 Caratteristiche prevalenti disturbi psichici

I conflitti che emergono nell’adolescenza sono una riedizione di quelli infantili. In passato più legati alla fase edipica, oggi legati ad una fase più precoce dello sviluppo: legame a due con la madre, alla base dello sviluppo del nucleo più profondo della personalità. Non più le classiche nevrosi, con al centro il senso di colpa per delitti immaginari (uccisione del padre) ma disturbi in cui si  esprime la disperata ricerca di una sicurezza di base che dia coesione, stabilità. In un’epoca in cui prevale il linguaggio dell’immagine e del suono diventa più difficile dare un significato ad impulsi, emozioni,  attraverso un’elaborazione simbolica delle esperienze: in quest’ottica, ad es. angoscia, rabbia, sono qualcosa che deve essere agito e non pensato. Da qui la tendenza a dare una dimensione fisica, corporea alla sofferenza mentale:

– disturbi alimentazione (anoressia e bulimia)

 – abuso di alcool e sostanze tossiche

– tendenza a farsi del male (tagli auto-inflitti, giochi mortali)

 – tentativi di suicidio(depressione, psicosi)

 Disturbi  nello sviluppo affettivo (infanzia e adolescenza)

Disturbi da internalizzazione: disturbi d’ansia, disturbi ossessivo-compulsivi, disturbi umore).

Disturbi da esternalizzazione: disturbi della condotta(modalità ripetitiva persistente di condotta antisociale, aggressiva, provocatoria, con violazione delle leggi e diritti fondamentali degli altri)  disturbo oppositivo provocatorio (negativismo e oppositività senza un comportamento che violi leggi o diritti fondamentali degli altri).

Disturbo da deficit d’attenzione e iperattività, disturbo in cui contemporaneamente vi sono un comportamento iperattivo/impulsivo scarsamente modulato e mancanza di perseveranza nell’esecuzione di un compito.

   Tipi:

 – con disattenzione predominante

 – con iperattività e impulsività dominanti

 – tipo combinato

Bibliografia

R. Assagioli “Pricipi e metodi della psicosintesi  terapeutica”, Astrolabio, Roma 1973.

 M. Rosselli “Introduzione alla psicosintesi”, Istituto Psicosintesi, Firenze 2000.

D. Stern, “Il mondo interpersonale del bambino”, Bollati Boringhieri, Torino 1987.

Silvia Vegetti Finzi e Anna Maria Battistin, “L’età incerta (I nuovi adolescenti)”, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2000.

Marcello Bernardi, “Adolescenza (Una guida per i genitori di oggi)”, Fabbri Editori, Milano 1998.

 

Dott. Alessandro Barontini

Published in: on 13 luglio 2011 at 17:55  Lascia un commento  
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